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mercoledì 8 aprile 2026

C'era una volta... [ripubblicazione di vecchio post]

Postato nel blog all'indirizzo https://bullshitpulverizer.blogspot.com e nome originale "Hard Rock & Metal Bullshit Pulverizer", l'8 aprile 2019.

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http://www.shapelesszine.com/interviste/angelslastbreath-lug2006.htm

Non che fossero di certo tutte così le interviste anche al tempo, né su quel sito né tantomeno sulle altre webzine underground o "medie" o "grosse" che fossero. Ma almeno poteva capitare ancora di beccare gente del genere, e lo stesso vale per le analoghe recensioni ovviamente (ricordo così al volo una bellissima e giustissima del debutto dei Dream Theater, disco mistrattato o proprio sconosciuto ancora oggi magari a molti, pure tra i fans, non sapendo o capendo cosa si perdano o cosa non apprezzano comunque, quando per molti aspetti quel disco non ha nulla da invidiare a quelli successivi, anzi); mentre dopo e a maggior ragione da ormai qualche anno, è diventato praticamente utopia, da qualsiasi parte sul web, e raro anche nelle poche riviste cartacee rimaste. Anche se va detto che pure quel sito aveva o aveva avuto anche gente ridicola, tra cui dei tipici ottusi metallari ultra-settoriali e ignoranti della peggior specie, anche perché in certi casi nemmeno ventenni al tempo, ma evidentemente simpatici e/o "funzionali" anche loro secondo i capetti (nonostante a parole dicessero di essere totalmente contro qualsiasi "guerra" o gerarchia di valori tra i generi - almeno nel metal e dintorni, dove escludevano solo per non interesse e dichiarandolo fin dal "manifesto" del sito, stili come nu-metal e affini - e pregiudizi relativi), o perché probabilmente anche questi ultimi, il primo soprattutto, il Teonzo citato nell'intervista, erano in parte tali in realtà, al di là dei generi preferiti diversi o meno rispetto ai suddetti. 

Ma nulla di cui stupirsi, il tipo era ed è un appassionato vero (non solo di hard o metal o rock, tra l'altro), con esperienza e competenza date dall'età (è del '72 e musicista a sua volta - ma senza i pregiudizi e "deformazioni professionali" che hanno molti colleghi, come si capisce e dice proprio esplicitamente anche in una nota lì nell'intervista, concordando con l'intervistato tra l'altro sul punto - molto meglio di tanti altri così come le band con cui suona o ha suonato e inciso svariati dischi buoni o ottimi... non si chiama così ovviamente, era solo un nick-tributo a Lino Banfi, penso, "inglesizzato" con quell'"h" in mezzo) e tutto il resto che implica quest'ultima, tipo non essere cresciuto già nell'era del web, dell'iper-informazione inflazionata e immediata che non serve a un cazzo (anzi è dannosa, per tutti, quando tenta per esempio di spacciare e lodare al massimo roba e band di alcun valore o proprio schifose), degli ascolti "mordi&fuggi" a singoli pezzi sparsi a caso (e in mp3 spesso davvero merdosi come qualità sonora), o peggio solo a parti di essi. O almeno è così per chiunque oggi o negli ultimi lustri si sia fatto influenzare da quell'andazzo, non tutti per fortuna, ma proprio chi è meno giovane è più probabile non si sia fatto assuefare e abbia mantenuto più o meno le vecchie abitudini, prendendo solo i vantaggi oggettivi (tipo trovare i CD a prezzi molto convenienti o spesso stracciati proprio, sui mailorder vari italiani o di ogni parte del mondo, o dai privati che fanno compra-vendita e dalle piccole distro), e sempre ragionando e agendo consciamente al 100%, usando la propria testa, gusti, criteri ed esperienza per decidere cosa ascoltare per bene e valutare se piace davvero da comprarlo o no, così come per stare aggiornato in tempo reale sui vari concerti e festival underground o meno e ugualmente decidere poi quali meritano il supporto e quali no.

Ce n'è da imparare per tutti i poveretti in giro oggi nel 90% e oltre dei casi: "recensori/intervistatori", "musicisti/band" (non intendo necessariamente da quelle citate - il tastierista intervistato invece lo conosco da anni e so che è bravo - che non ho personalmente mai ascoltato credo, o forse una volta dal vivo gli ALB tipo 15 anni fa, ma non ricordo ora come li trovai... ma per esempio nel saper dare risposte interessanti - complici anche le domande tali appunto - che paiono sempre sincere in ogni caso su tutto, sulle proprie band e in generale, e cercano di risultare non banali), "promotori/organizzatori/localari", "discografici" e chiunque nell'ambiente, specialmente underground e sub-underground. Tante cose si nota, tra l'altro, che non solo non cambiano mai, ma anzi peggiorano col tempo, solo che tantissimi (che ne sono la causa del resto spesso, quindi comprensibile magari l'atteggiamento) non lo dicono o non lo dicono più oggi, tantomeno in posti pubblici, in interviste sui siti o altrove; anzi, spesso tentano di negare fortemente che sia così, non ammettono la situazione e tutti i problemi reali e semplicissimi (da vedere e capire dico, non necessariamente da risolvere, ormai forse non c'è speranza davvero, tra marea di tributi e cover band, ignoranza spinta, arrivismo, guerre tra poveri, ipocrisia totale, leccaculismo folle spesso dei più scarsi che superano così quelli più bravi di loro ecc.), perché ciò smentirebbe tutte le loro stronzate da web e Fb o meno, tutto il "supporto" dei mitologici metallari alle altrettanto mitologiche band valide, anzi proprio eccezionali presenti secondo loro a decine, centinaia in ogni regione, tutte, insomma, sarebbero valide o più per loro, a discorsi almeno e su tutte ovviamente le proprie, o quelle che si hanno a pagamento sotto la propria "etichetta" o "booking agency" o qualsiasi altro interesse e legame ci sia da parte dell'entità o personaggio X di turno e il o i gruppi tal dei tali.

Oggi certi "problemi" invece non si pongono più per nessuno o quasi, per alcun gruppo (tantomeno tutti i ben ammanicati, in certi ambienti, etichette o sotto certi booking e promozione), anche il più patetico, inutile e schifoso del mondo, perché i "recensori" leccano tutti a tutto spiano: puoi essere scarsissimo dal punto di vista compositivo e/o esecutivo e/o avere la produzione e suoni più orripilanti che esistano, e diranno lo stesso che sei come minimo un discreto/buon gruppo con ottime potenzialità future (o altre supercazzole analoghe); anche quando i problemi non sono di suoni/produzione (che infatti, anche secondo me, non dovrebbero essere giudicati mai troppo severamente se si tratta di demo, tantopiù se primo demo fatto e registrato interamente in modo "casalingo", anche se oggi ormai si può fare molto bene anche così se si sa giostrare un po' le cose), ma molto più gravi e basilari, cioè proprio composizione e/o esecuzione, che puzzano magari di "irrecuperabile" o quasi, specialmente se i membri non sono degli adolescenti o comunque giovani che suonano da poco o pochissimo, ma gente più o meno "stagionata", che in molti casi aveva già prima una o più band ugualmente scarse e fallimentari, o suona in ogni caso e si esercita in solitario da anni e anni ma appunto con risultati nulli o quasi.

Un'altra cosa, a proposito di demo e invece album ufficiali sotto etichetta (che sia l'indipendente più minuscola del mondo o la major di turno), cioè che si trovano in teoria ovunque, in qualsiasi negozio reale e online e a prezzi di solito nettamente più alti di quelli di un demo ovviamente: ci sarebbe una regoletta non scritta ma che veniva richiesta proprio anche da quel sito lì tra gli indirizzi generali per i recensori, e che pare che non tutti anche al tempo adottassero (anzi, quasi nessuno diciamo), e tantomeno dopo. Cioè quella che giustamente suggerisce che a parità ipotetica di qualità e tutto tra due lavori (al di là della lunghezza totale diversa magari), uno demo e l'altro disco ufficiale, col primo si debba essere più benevoli che col secondo, concedendo un voto o anche un voto e mezzo (su una scala di 10) in più, perché il demo non ha l'ambizione in teoria di confrontarsi con i dischi ufficiali (di band famose o meno), non si immette solitamente nel mercato e giro "vero", non lo trovi nei negozi e nei mailorder accanto a quelli ufficiali, quindi i criteri con cui giudicarlo dovrebbero essere diversi, un po' più blandi e "buoni".

Si notano invece rece dove paiono ragionare al contrario esatto, tipo per dischi ufficiali (a volte non sotto etichetta, ma anche in quel caso di solito le band li hanno fatti con ambizione eccome, li piazzano magari in proprio su siti come Amazon e altri, ne vendono a centinaia personalmente ecc., quindi ci credono eccome al 100% e si considerano già lo stesso nel mercato ufficiale e "concorrenti" di band analoghe o anche molto più famose), fatti da gruppi che prima di quello avevano realizzato un demo/EP classico di una manciata appena di brani, e il disco ha di nuovo quelli (magari esatti proprio, nemmeno ri-registrati) più un'altra manciata nuovi per arrivare al disco completo. Ma lo stile, qualità e tutto generale, suoni compresi, è praticamente identica a quella del demo. La giustissima regoletta suddetta e il buonsenso direbbero quindi di trattare in modo più severo il disco, perché ormai non è la prima incisione in assoluto del gruppo e sicuramente non è un breve demo o EP più o meno "artigianale", si pone con altre ambizioni, la band stessa magari negli ultimi anni si è considerata sempre migliore (realisticamente o con presunzione e basta a seconda dei casi), ha suonato sempre di più dal vivo in giro anche all'estero e via dicendo. Quindi il disco completo dovrebbe prendere meno del demo in realtà, perché non c'è stato un reale miglioramento in nulla, tutto è identico a prima (pur decente magari o anche qualcosa in più), ma con la differenza che non sei più considerabile una "demo-band", ma una con un disco ufficiale o pseudo-tale comunque. Invece no, l'album prende uguale o anche qualcosina di più, come contasse quasi solo il fatto che è più lungo, c'è qualche pezzo in più nuovo, rispetto al demo, cosa senza senso ovviamente, la qualità non si giudica mai per la lunghezza (almeno se è entro la decenza ovviamente, tipo minimo 15-20 minuti di un demo appunto, poi dipende anche dal genere). E se il recensore è lo stesso, del demo e del disco, neanche si può dire che persone diverse forse hanno criteri e gusti diversi e il confronto non è quindi diretto e immediato, perché quando è lo stesso è chiaro che il problema non si pone, tantomeno nel giro di pochi mesi o un anno o un paio d'anni tra le due uscite, perché uno non cambia di solito gusti, criteri, severità o "buonismo" o meno nel giro di così poco, specialmente se non è più un ragazzetto o tanto giovane, ma uno che per età e anni di ascolto ormai li ha di sicuro abbastanza "stabili" e definitivi i gusti e criteri vari.
 
Altro fenomeno comune che si è diffuso sempre di più col tempo, è la fretta di incidere il primo demo o disco (facilitata appunto dagli sviluppi tecnologici negli anni, che hanno reso la cosa fattibile in teoria anche completamente a casa), quando in realtà la band non è ancora pronta per nulla, o anche se lo è musicalmente (come pare lo fosse quella dell'intervista appunto), non è ancora capace di ottenere nelle incisioni, o di farlo ottenere da altri, la stessa resa che faccia capire il valore reale del gruppo e dei pezzi, e invece di sforzarsi a trovare quindi sempre più date live per farsi sentire dal maggior numero di appassionati e pubblico in quella veste, perde tempo a continuare a incidere demo o album autoprodotti in cui non rende nulla o solo in parte, dando così l'impressione a chiunque ascolti solo quelle versioni in studio, che la band sia scarsa proprio in generale. Per quanti gruppi e gruppini varrà questa cosa, oggigiorno e negli ultimi anni? Un fottio direi. Certo, non si deve esagerare nemmeno nell'opposto, cioè non mettersi mai a scrivere seriamente un po' di pezzi per un demo o addirittura per un disco completo e decidersi poi ad inciderli, continuando solo al massimo a suonare, per anni e anni, ogni morte di papa o comunque sempre pochissime date l'anno (magari sempre nel solito localetto "amico" sottocasa e pochissimo altro), in certi casi anche con così pochi pezzi propri da dover riempire sempre la scaletta con una bella sfilza di cover per coprire anche solo esibizioni di 40 o 45 minuti o un'oretta, perché anche questo è un errore e abbastanza ridicolo (per band inedite almeno o che hanno quell'ambizione, è normale e inevitabile invece praticamente, giusto per le band-parassite, cioè tributi e cover band, in cui al contrario avrebbe poco o nullo senso inciderle pure e tentare magari di vendere quei CD, specialmente se i pezzi sono fatti alla lettera e non rielaborati o stravolti in modo personale).

Tornando a bomba, resta inteso che, ovviamente, un'intervista propriamente detta, quella definibile "vera", di qualsiasi tipo, in qualsiasi campo a chiunque, è quella che si faceva e si fa ancora in molti casi, situazioni e ambiti (anche musicali per fortuna, a gente famosa o anche non, a volte), proprio dal vivo, faccia a faccia con l'intervistato e dove quest'ultimo tra l'altro non deve sapere, di norma, tutte le domande prima, le fai via via e lui risponde (e non ha un tempo infinito o come pare a lui per farlo, deve essere abbastanza veloce e pronto). Il che implica anche una bravura e disinvoltura maggiore da parte dell'intervistatore, perché ovviamente devi stare bene attento alle risposte ed eventualmente saltare, non stare a fare certe domande che ti eri segnato se l'intervistato in realtà in una risposta ti ha già dato anche quella ad un'altra o altre domande che venivano dopo nella tua scaletta, sennò faresti un po' la figura dello scemotto, poco sveglio, o che non segue con reale interesse le risposte che gli vengono date o non le capisce bene. E questo è ancor più vero se intervisti dal vivo (o peggio ancora, per telefono) una persona non italiana come te, ma straniera, quindi che ti parla in inglese di solito, da madrelingua o a sua volta da una nazionalità e lingua diversa anche lui/lei, quindi magari con pronuncia o cadenze non proprio perfette. Altra cosa che si può fare dal vivo con facilità in un attimo, mentre mandando l'elenco delle domande con mezzi virtuali e aspettando le risposte dopo tot tempo diventa una menata in realtà - perché dovresti stare a scambiare ulteriori domande e risposte - è il poter replicare direttamente (ci vuole l'intenzione e la libertà di farlo chiaramente, oggi scomparsa anche questa, oggi si mette il "microfono sotto il naso" a tutti e si prendono tutte le stronzate che sparano senza replicare mai nulla, neanche dopo) alle cose dette dall'intervistato e che non ci tornano, non ci risultano, o ci sembrano un po' sballate, incoerenti, o esagerate o al contrario sminuite o come sia; quindi avere un botta-risposta con la persona di turno, immediato e diretto, e poi tutto verrà messo su carta ovviamente (o caricato come video magari, se uno fa video-interviste), ma con tutto quello che è stato detto o almeno tutto quanto ritenuto più o meno interessante e rilevante sia di quanto chiesto/detto dall'intervistatore e sia di quanto risposto dall'intervistato o intervistati che fossero. Già che sono scomparsi ormai quasi del tutto ovunque anche i semplici "ndr", cioè le note del redattore, chi mette giù l'intervista nella versione definitiva da pubblicare insomma (con eventuale introduzione sotto al titolo, spesso), e che di solito è quello che l'ha fatta; quelle note tra parentesi con precisazioni, aggiunte o smentite di errori oggettivi detti dall'intervistato e a cui non si voleva o poteva replicare direttamente durante l'intervista per vari motivi, tipo non interrompere il flusso di domande e risposte "pure", nel caso di una fatta dal vivo, o comunque non stare a scambiarsi troppi messaggi e contro-messaggi se fatta mandando le domande in modo elettronico e ricevendo le risposte in una volta sola tutte insieme. Non si fa più, per carità, per nessun motivo, è "lesa maestà" di chiunque sennò, di cialtroni, finti musicisti, finti-organizzatori o discografici o promotori, spara-cazzate assortite ignoranti come la merda e quant'altro (tra cui "colleghi" a volte dell'intervistatore, cioè gente che scrive e delira su altri siti o riviste cartacee, sembra incredibile ma alcuni di questi pazzi e montati al massimo si fanno pure le interviste tra loro...), che innescherebbero le solite polemiche dopo la pubblicazione, se critiche anche solo lievemente su uno o più punti dell'intervista... non sia mai, eh!
In questo caso forse, rileggendo ora alcune domande e risposte in particolare, non erano state mandate tutte in un colpo sia le prime che le seconde, ma magari fu fatta, pur via mail/web (questo si capisce quando Lorenzo in fondo dice che è logorroico anche quando scrive, quindi vuol dire che ha scritto fin dall'inizio lui le risposte, non che sono state "sbobinate" da Linho da una registrazione), in tempo reale o quasi, nel senso tipo in una chat o per mail o in ogni caso domanda dopo domanda e aspettando nel frattempo via via le rispettive risposte, che è già più simile ad una vera dal vivo, ma non uguale o paragonabile lo stesso ovviamente.

Il Siddharta poi riaprì proprio a settembre o ottobre di quell'anno - ma forse lui, dico Lorenzo, non lo sapeva ancora o non poteva dirlo già in pubblico a luglio, non so, poi forse è stata fatta prima di luglio l'intervista e pubblicata poi a luglio sul sito - dopo un paio o tre stagioni di chiusura (almeno come locale rock/metal/alternativo come era sempre stato dall'apertura nel '99/'00 fino a fine '03). E proprio lui, insieme ad altri (tra cui anche uno o più componenti degli ALB), dalla riapertura nella stagione '06/'07, sempre con la solita EnergyZone come nel primo periodo, passerà ad occuparsi dei concerti e dj-set rock/metal al Sid (che alternava di solito un sabato e l'altro tra quei generi e roba più elettronica, dark, ebm o neo-folk a volte per i live e cose così, ognuno dei due col proprio staff ad occuparsene), anche perché il Ministry ad Antella credo chiuse o tornò a fare una programmazione diversa, più da disco normale o night club o cose così; era un bel localozzo anche quello comunque, presso la casa del popolo di quella frazione lì in zona Firenze Sud mi pare, al primo piano (sotto c'era bar/pizzeria sempre della CDP). Subentrarono quei ragazzi lì più giovani, a nome collettivo MetalQuake se non ricordo male, e di sicuro non avrebbe potuto farlo ancora Dadex, che era andato via alla fine della prima era del locale appunto, litigando con quelli di EZ perché a suo dire la programmazione non "rischiava" mai, guardavano solo i soldi e non l'"arte" e blablabla. Infatti lui rischiò moltissimo dopo: nei primi anni girovagando dove trovava da infilarsi in localetti o club vari (facendo magari l'intera - o quasi - programmazione live della stagione con tributi) o festivalini all'aperto con gruppi italiani "soliti" culto o presunti tali (probabilmente non chiamati da lui direttamente, alcuni penso non li conoscesse nemmeno al tempo), toscani o di fuori regione, e poi all'Exenzia dal 2008 dove la programmazione, tranne i primi tempi, in cui si limitò in ogni caso a ripetere solo tutte band, italiane per gran parte, che già aveva fatto una o più volte al Sid (Labyrinth, Domine, Vision Divine, Eldritch...), è per grandissima parte fatta ancora da tributi e solite altre serate sia rock/metal che di altro tipo assolutamente identiche da sempre, dal tempo dell'altro locale appunto, e occasionalmente da quelle organizzate e credo a rischio al 100% dei singoli organizzatori terzi, con gruppetti inediti, bravi o meno a seconda dei casi, spesso locali e basta o comunque toscani, non di rado i soliti già ospitati in altre occasioni lì, che fossero gli stessi "organizzatori" o altri. Eh sì, tutto questo è davvero "rischiare", non fare i "soliti nomi", non fare tributi e cover band che "sono il cancro della scena" (cit. Dadex stesso, al tempo lo diceva e scriveva spesso sul suo forum, poi smise e iniziò a farli ovunque capitasse appunto). Ah, per di più e ulteriore "rischio", tutto fatto, all'Exenzia e al contrario del Sid che è sempre stato un locale normale pubblico, sotto lo "scudo magico spaziale" del "club privato" formalmente (e basta), quindi zero tasse, controlli ugualmente zero o quasi mai su qualsiasi cosa e tutto sostanzialmente come un locale pubblico commerciale invece, dal punto di vista della gestione pratica, pubblicità, prezzi di ogni cosa, assenza di alcun potere decisionale (o addirittura delle assemblee stesse) da parte dei finti-soci - in realtà semplici clienti occasionali o meno - e probabilmente anche per i guadagni personali di chi ci lavora, dal "capetto"/presunto presidente in giù.

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giovedì 2 aprile 2026

"NWOIHM": i (presunti) figli, senza i padri [ripubblicazione di vecchio post]

Postato nel blog all'indirizzo https://bullshitpulverizer.blogspot.com e nome originale "Hard Rock & Metal Bullshit Pulverizer", il 18 dicembre 2011.

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Iniziamo con una delle cazzate più diffuse e ribadite, accettata come dato di fatto dalla maggior parte degli appassionati e allo stesso tempo tra le più oggettive e quindi facilmente smentibili.

Potrebbe sembrare un semplice discorso formale, un errore in realtà di nessuna importanza; invece è importante a suo modo, perché implica in pratica anche tutto un atteggiamento a monte - che oltre a questa partorisce anche un'altra marea di vaccate che si sono diffuse negli ultimi anni, sempre per mano di un certo tipo di appassionati - secondo il quale si possono sempre e comunque descrivere i fenomeni storici, la nascita e sviluppo di certi generi e band, le etichette/definizioni ecc. nel nostro Paese semplicemente "italianizzando" le rispettive estere che (non per tutti i singoli casi ma quasi) ci avevano preceduto.

Tornando a bomba, una massa di bamboretti (e non, purtroppo) in giro per webzine, blog, forum e talvolta anche riviste usa da sempre l'acronimo in oggetto, che starebbe per "New Wave Of Italian Heavy Metal", trasposizione, ovviamente, di "NWOBHM", ovvero "New Wave Of British Heavy Metal".

Il problema è che in Inghilterra aveva perfettamente senso parlare di "nuova ondata" di band heavy metal, riferendosi a quelle uscite in massa dal '79-'80 fino all'82-'83, perché c'era stata una "old wave", una precedente. E anche se col senno di poi quelle band (Purple, Sabbath, Rainbow, Zeppelin ecc.) sono state giustamente classificate hard rock e non heavy metal, al tempo e negli anni immediatamente successivi in realtà molti, sia tra appassionati che addetti ai lavori, giornalisti ecc., le definivano "metal" o "heavy metal". Poi in mezzo arrivano i Judas Priest, che anticipano di qualche anno l'heavy metal vero e proprio, suonando già quello stile (anzi, in molti casi rimanevano più estremi, duri e "avanti" loro, piuttosto che quella parte di band successive che erano in realtà ancora molto legate ad uno stile più "hardrockeggiante" e "sbarazzino" diciamo, più "rock'n'roll" insomma) ben prima, quindi, dell'esplosione come vero e proprio genere con le suddette centinaia e centinaia di band che la nuova ondata partorisce dall'inizio del decennio successivo. Infatti tolto il debutto, "Rocka Rolla", tra hard rock e rock - anche se certi incroci delle due chitarre e l'incedere abbastanza serrato in alcuni brani, se immaginati con una distorsione più spinta e tagliente, anticipavano già chiaramente i successivi sviluppi - tutti i successivi quattro dischi usciti entro fine '78, proponevano il genere heavy metal praticamente come lo conosciamo oggi, soprattutto in certi brani specifici veramente originalissimi al tempo. Infatti il secondo, "Sad Wings Of Destiny", è considerato il primo album heavy metal in senso stretto della storia.

Quindi per via di quelle band della generazione (o quasi) precedente che avevano già spostato di molto in avanti il livello di durezza del rock portandolo appunto nell'hard, nel proto-heavy metal o addirittura nell'heavy metal definitivo, ebbe del tutto senso, fu naturale in quel Paese parlare di "nuova" ondata (e pur essendo molte di quelle band in realtà attive da anni, anche se poi il debutto ufficiale arrivò solo negli anni "ufficiali" della NWOBHM) .

Ma da noi, non ho mai capito quale fosse la vecchia, la "old" rispetto alla quale poi si possa parlare di quella nuova, della "new".

In Italia non c'erano band veramente hard rock né tantomeno una scena, prima che cominciassero ad uscire, a partire dai primi anni '80, i vari Vanexa, Vanadium, Strana Officina, Skanners e via dicendo.

Al massimo c'erano gruppi, tra quelli della scena prog rock, al contrario ben sviluppata anche se spesso tendeva anch'essa a imitare modelli esteri (e il genere era chiamato al tempo "pop" da noi, in contrapposizione con la classica canzone "italiana", sanremese o cantautorale in genere), che avevano spesso e volentieri anche parti e suoni piuttosto duri per l'epoca e soprattutto per l'Italia; penso al volo ai Biglietto per L'Inferno, per dirne uno. Ma erano eccezioni, il resto era appunto prog rock, quindi sonorità immensamente meno dure, d'impatto e aggressive rispetto a quello che si poteva sentire nei vari "In Rock", "Paranoid" e compagnia.

La conclusione è quindi ovvia e semplice: quel primo movimento italiano fatto di band più o meno puramente heavy metal e più o meno originali, andrebbe chiamato appunto "First Wave Of Italian Heavy Metal", perché è stato quello composto dalle prime band in assoluto che hanno proposto da noi sonorità hard&heavy.

Al limite, l'altra denominazione, può essere usata molto più appropriatamente per indicare tutte quelle formazioni italiane, alcune poi divenute piuttosto note (sia da noi che all'estero), che si sono formate a cavallo tra fine anni '80 e prima metà dei '90 a seconda dei casi, arrivando poi a debuttare ufficialmente intorno alla metà del decennio o comunque entro la fine. Quindi parlo ovviamente dei vari Extrema, Labyrinth, Eldritch, White Skull, Athena, Rhapsody, Vision Divine, Node, Time Machine e tantissimi altri che, a parere di molti e coerentemente anche con i fatti e la storia stessa, hanno, piacciano o meno, fatto fare un salto di popolarità, sia da noi che all'estero, alla scena nostrana, per via ovviamente anche del poter usufruire di produzioni e suoni mediamente molto migliori di quelli di un tempo, così come maggiori servizi in generale (promozione, locali dove suonare, riviste specializzate ecc.), oltre chiaramente al saper scrivere a loro volta dei grandi, spesso eccellenti brani, o addirittura creare una proposta piuttosto originale che sarebbe andata ad influenzare grandemente anche scene e band estere (vedi i Rhapsody). Anche per noi ci sono pure quelli "di mezzo" come in Inghilterra i suddetti Judas Priest o anche i Motorhead, cioè arrivati tra la prima ondata hard rock dei primissimi '70 e l'esplosione della NWOBHM una decina d'anni dopo. Nel nostro caso i corrispondenti sono quelli arrivati dopo gli apripista Vanadium, Strana Officina, Vanexa ecc., ma comunque entro circa metà anni '80 come formazione e inizio della trafila di demo, ep e prodotti simili - è sempre un discorso, in genere, puramente anagrafico ovviamente, non di merito o meno, arrivare prima o dopo, non si sceglie quando venire al mondo - per debuttare poi ufficialmente anch'essi nel corso dei '90, nella maggior parte dei casi. Rientrano tra questi, per esempio, i Tossic e i Domine. Discorso ancora diverso e particolare per i Dark Quarterer, che debuttano ufficialmente solo nell'87 (con un disco registrato in due sessioni, la prima nell'84 e la seconda nell'86), ma in realtà sono una delle primissime formazioni di rock duro e metal italiane, e prima di creare il loro particolarissimo stile tra prog rock ed epic metal nei pezzi propri che iniziarono a scrivere verso l'80, avevano suonato per anni (dal '74, anno di formazione) gran quantità di cover delle varie band prog rock, hard rock e del primo metal del periodo, affinando tecnica, affiatamento e sound, pur non suonando praticamente mai dal vivo in quel primo periodo.

Per concludere e tornare al punto principale della questione, io non ho idea di quali giustificazioni diano eventualmente quelli che continuano a usare la sigla in oggetto, anche perché personalmente non ne ho proprio mai sentite. Semplicemente insistono nell'uso, come dicevo sopra, probabilmente senza chiedersi nemmeno se la cosa abbia senso, perché hanno stampata in testa da sempre l'analoga inglese e quindi deve essere corretta per forza anche se italianizzata, ovvio no?! 

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